giovedì 26 giugno 2008

di piatti e di sputi

Nel mio continuo rimuginare mi capita spesso di tornare su avvenimenti passati per rivalutarli. Niente è per sempre, questo si sa, mi piace pensare di poter cambiare opinione, magari scoprirmi tremendamente in torto su fatti e parole che credevo a mio favore e ragione. Il tempo cambia, non i fatti, ma i punti di vista sì.
Ci sono storie che mi hanno parecchio scombussolata e che non mancano mai di causarmi scossoni d'umore al solo ripensarle. A queste dedico particolare attenzione nel valutare la mia posizione, è troppo facile dire "io ho ragione, ho fatto la cosa giusta... lui/lei ha sbagliato" e chiudere lì il discorso. Fa comodo ma non è conveniente, è un grande spreco d'energia mantenersi incazzato per una vita con certe persone, i preti insegnano a perdonare e non è la solita minchiata da cattolici, è l'atto più salutare che possiamo fare, quello che ci salverà non tanto dall'inferno ma di certo da una serie di malanni fisici.
Così mi piace andare oltre e sotterrare le asce di guerra, mi piace sdrammatizzare e far buon viso a cattiva sorte, mi piace pensare di essere libera di poter cambiare idea e, tollerando i miei modi a volte aggressivi, saper chiedere, se è il caso, scusa.
Se è il caso.
A volte non è il caso, a volte non ci sono rapporti da sanare o restaurare e pur perlustrando ogni cmq di una vicenda proprio non si riesce a cambiare opinione.
Ci sono cose che proprio non sopporto, comportamenti che mi danno il voltastomaco ed inibiscono il mio perdono. Chi tanto ha detto male di più persone ed ora delle stesse si circonda, suscita in me un risolino ed un filo (ma giusto un filo) di sarcasmo.


Evitami più che puoi, non saprei stare zitta di fronte a tanto opportunismo, aprirei questa fogna che ho per bocca inondandoti dei tuoi stessi veleni, senza rabbia, senza risentimento e senza il minimo rimorso.


Perchè sputare nel piatto dove si ha mangiato è poco elegante ma mangiare nel piatto dove si ha sputato è veramente ripugnante.



Lorè

venerdì 8 febbraio 2008


Vado a vivere in Sardegna!

giovedì 11 ottobre 2007

Identità

"ma che scandalo! ti ho sentita e vuoi un consiglio? lascia perdere avevi una tua identità e ti sei messa a fare cover come mille altri" (commento lasciato sul guestbook ketaband da stellina)



Avevo 15 anni quando ho cominciato a scrivere canzoni, ne ho scritte centinaia: alcune erano sicuramente dei capolavori che meritavano più di un paio di orecchie all'ascolto; altre sono state giustamente processate e giustiziate.

A 19 anni ero già sul palco a urlare le mie parole, incazzata dura, pronta a morire per il rock'n'roll. Ho sognato e lavorato duro per ottenere le cose che volevo. Ho avuto il coraggio di tentare, la forza di accettare le sconfitte e la volontà di ricominciare. Non sono mai stata una cantante da karaoke, io la musica l'ho vissuta da integralista.

Oggi, a 37 abbondanti, salgo sul palco per divertirmi usando le canzoni della Giannina. Tra una nanninata e l'altra a volte ci infilo un mio pezzo. A volte la gente nemmeno se ne accorge. E vado avanti così, non mi curo molto di quello che è stato, non so cosa farò tra un mese o un anno, so solo che quando canto sono sempre me stessa, sono io, sono il presente. La musica è un veicolo, ora lo so, ciò che voglio trasmettere arriva sempre, dipende da me, non dalle canzoni. Ma questo è un discorso che potrebbe dilungarsi ben oltre le poche righe necessarie a non annoiare il bloglettore.

Cara stellina, no, non ne voglio di consigli, sono abbastanza stronza e presuntuosa da ridere di una che mi parla di identità da dietro un nickname.

martedì 9 ottobre 2007

Petizione per riforma dell'Enpals

A tutti i musicisti ed amanti della musica, qualsiasi tipo di musica, leggete e diffondete questa petizione:

Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministero delle Finanze
Al Ministero dei Beni Culturali


Gentile Presidente,
Le scriviamo per segnalarLe una gravissima ingiustizia tributaria che da molti anni si perpetua ai danni dei musicisti che – come noi – esercitano la loro professione nell’attività concertistica.
Per ogni concerto tenuto in Italia, la legge ci obbliga a versare all’Enpals una percentuale del nostro cachet, e anche gli enti organizzatori devono pagare un’ulteriore quota. In totale, per ogni nostro concerto viene versato all’Enpals più del 30% del nostro cachet, ma, in pratica, nessuno di noi avrà mai diritto alla pensione da parte dell’Enpals.
Infatti, la legge prevede che la pensione per la nostra categoria professionale venga erogata dopo almeno 20 anni di contributi, e per raggiungere un anno occorrono 120 giornate lavorative. Poichè generalmente un concerto viene conteggiato come una giornata contributiva, per raggiungere un anno di contributi sarebbero necessari circa 120 concerti effettuati in Italia con regolari contributi versati. Per raggiungere la quota necessaria per la pensione, ossia 20 anni, sono quindi necessari 2400 concerti effettuati in Italia: un traguardo che nella storia della Repubbica Italiana forse nessun concertista classico è mai riuscito a raggiungere. Infatti la nostra professione prevede che i concerti siano preceduti da un lungo periodo di preparazione (che l’Enpals evidentemente ignora), e per di più molti di noi svolgono la propria attività principalmente all’estero, la quale si solito non rientra nei conteggi Enpals.
Noi versiamo ogni anno all’Enpals molto di più delle trattenute previdenziali di gran parte degli impiegati statali, e, se la legge non cambia, non solo non avremo mai la pensione pubblica, ma neanche ci verrà restituita l’enorme cifra versata invano. Alcuni di noi hanno chiamato il call center dell’Enpals per chiedere chiarimenti, e ci è stato confermato quanto sopra, e addirittura gli stessi impiegati Enpals ci hanno suggerito di provvedere in proprio ad una pensione privata, visto che altrimenti resteremo senza.
Questa è solo una delle varie ingiustizie che subiamo da parte del Fisco italiano: tra Enpals, ritenuta d’acconto, Iva e altre trattenute, più del 60% dei nostri cachet è versato in tasse. E, sia all’estero che in Italia, spesso costiamo agli organizzatori molto di più dei nostri colleghi stranieri, i quali godono di molte agevolazioni che a noi non sono concesse.
Chiediamo, dunque, le seguenti modifiche alla normativa che regola la tassazione della nostra attività:
- L’abolizione del limite minimo di 120 giornate contributive annuali per ottenere il diritto alla pensione. La pensione, come già avviene nella maggior parte degli altri paesi europei, deve essere proporzionale alla somme versate all’Enpals, e indipendente dal numero di giornate contributive.
- L’introduzione di un regime fiscale speciale per i musicisti professionisti, che tenga conto delle caratteristiche essenziali della produzione del reddito; la possibilità di ottenere il modulo E 101, come per i nostri colleghi stranieri; il recupero totale delle tasse pagate all’estero; l’introduzione di meccanismi di detrazione fiscale degli oneri sostenuti, quali le spese di trasferimento e soggiorno.
La ringraziamo per la Sua preziosa considerazione, augurandoci che con il Suo aiuto sia possibile risolvere al più presto questa paradossale situazione, che per molti versi è contraria ai principi della Costituzione Italiana.
Seguono firme
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PER FIRMARE ANDATE QUI
http://www.petitiononline.com/enpals/

domenica 8 luglio 2007


La musica per dire qualcosa.

La musica come un piccolo regalo.

Il Dj lo sa bene, il Dj alla vecchia maniera, quello che mette i dischi, parla: "luisa, questa canzone è per te, con tanto amore, mario..."

La musica che si dedica.

Io canto spesso senza palco, piedi sull'asfalto o nella sabbia, a volte piccole pedane non più alte di 20 cm, è una dimensione diversa, quella dove la gente mi può venire vicino e dire qualcosa, un complimento, un saluto, una richiesta. Quando non può farlo a voce mi lascia un biglietto accanto al monitor: parole scritte di fretta su scontrini del supermercato, fazzoletti di carte, pezzi di cartone... Il messaggio è sempre una dedica... o la targa di una macchina da spostare e questa è un'altra delle cose che cantanti e dj condividono.

giovedì 21 giugno 2007

Priorità in memoria (da Rockeggio 19/4/07)



Certi giorni sono più giorni degli altri giorni. Ad esempio ci sono giorni che durano tre giorni. In verità nella memoria i giorni durano al max un'oretta. Il resto lo dimentichiamo. Dimentichiamo giorni interi, intere settimane, a volte mesi...A fare il conto del tempo che abbiamo registrato in memoria avemmo vissuto sì e no un paio d'anni. Stupefacente. Viene da pensare che i ricordi non siano altro che il meglio di quel che ci è capitato nella vita. Ma con una veloce verifica si scopre che non è così. Ad esempio, io ricordo benissimo cose inutilissime come certi programmi tv degli anni settanta. I miei che si trovavano con gli amici e aspettavano che i bambini dormissero per guardare "la bustarella",
il pappagallo che non voleva dire "portobello", e, secondo la stessa teoria, non dovrei ricordare allora assolutamente nulla degli anni 80...
Secondo me è ben diverso il meccanismo: ricordiamo cose a caso, belle e brutte, il grado di importanza lo diamo a posteriori in base alla chiarezza del ricordo. Per questo sono una sostenitrice della tamarraggine, me la ricordo troppo bene!

Canzoni per sbaglio (da Rockeggio 15/4/07)

Mi sveglio presto stamattina. Oggi è domenica e voglio dedicarla al rock. Perchè per far fare il rock bisogna cominciare presto, fare una bella colazione e camminare un po' per casa. Se state pensando allo stimolo per andare in bagno non avete capito un cazzo.
Apro lo scatolone della creatività. In verità è quasi vuoto, è tutta scatola, fa scena, che poi uno vede sta cosa ingombrante e pensa "azz, quanto crea sta donna". Ma cosa sarebbe il r'n'r senza l'apparenza?
Dentro la scatola un paio di canzoni un po' stropicciate. Ma sì, una stiratina alla strofa, un'inamidata al ritornello e possono fare la loro porca figura. Accendo Baracca ovvero il vecchio pc che ha processato (ed a volte condannato a morte) molte canzoni degli ultimi 10 anni. Baracca è lento e rumoroso ma sa ancora mettere insieme il midi con il wave e ricordarselo. Baracca è appena un passo dopo l'Atari. Bei tempi quelli dell'atari, che mentre si accendeva potevi prepararti il caffè e fare due telefonate. Vero anche che quando crei vuoi tutto e subito e soprattutto niente che s'imballi o perda il sinc. Però... Vabbè, sto andando un po' troppo sull'amarcord e rischio di essere patetica oltre che inutilmente...inutilmente...inutilmente?Inutilmente.Ok, mi metto a produrre.